La Bibbia dell'Inner Game - Controlla la tua mente prima che lei controlli te (2015)
#1
“Devi lavorare sul tuo Inner Game”.

Mi sono accorto, ultimamente, di aver usato spesso questa frase o una sua variante quando qualcuno mi ha chiesto dei consigli su come risolvere i propri problemi.

La maggior parte delle volte, però, chi se lo sente dire risponde “in che senso?”.

E lo fa giustamente, perché Inner Game è un'espressione che raccoglie, al suo interno, un'ampia gamma di significati e sfumature.

Quindi ho deciso di proporvi questo 3d, dove cercherò di analizzare con voi la mia idea di Inner Game, sperando possa essere di aiuto a qualcuno, o più semplicemente per avere qualcosa da linkare quando qualcuno chiederà cosa significa migliorare il proprio IG.

Innanzi tutto, non si può parlare di qualcosa senza prima definirla in maniera univoca.

Quindi, cos'è l'IG?

L'IG è tutto ciò che sta nella nostra mente e influenza il modo in cui ci rapportiamo con il mondo e il modo in cui il mondo ci modifica.

L'Inner Game è il nostro software. 

Il nostro software è ciò che controlla il modo in cui reagiamo (output) agli stimoli esterni (input, dall'esterno a noi).
Allo stesso modo, controlla direttamente il nostro output a prescindere dagli stimoli esterni.

E fin qui, il parallelo con un computer può anche andar bene.
Ma, giustamente, bisogna complicare un po' il discorso, non essendo noi semplici come macchine.

Quindi cerchiamo di dividere l'IG in diverse categorie.

Non mi permetto di sostenere che queste siano tutte le categorie, o che siano corrette, come sempre ciò che scrivo è il risultato di ciò che ho imparato fino a questo momento, e potrebbe essere aggiornato in futuro.

Ecco da cosa è composto l'IG:
  • Frame
  • Convinzioni personali
  • Abitudini
  • Convinzioni acquisite
  • Àncore
  • Bias Mentali

L'ordine dell'elenco non è assolutamente casuale: dall'alto verso il basso, troviamo prima le cose più facilmente modificabili e, a seguire, tutto ciò che è radicato, sempre più profondamente, nella nostra mente.

Ho parlato di Innerg Game come di Software. Ma chi controlla questo software?

Per quasi tutti i livelli, noi stessi.

Non è facile modificare un software dal suo interno, perché solitamente il modo che abbiamo di vedere qualcosa ci sembra quello giusto (o meglio, l'unico).

Ma si può fare. Si deve fare, se si vuole migliorare la propria condizione mentale e, di conseguenza, fisica.

Prima di inoltrarci in questi discorsi, però, vorrei analizzare con voi ognuno degli elementi che compongono l'IG.

Partiamo dall'alto:


Frame

Il frame è la cornice in cui inquadriamo le nostre azioni e i nostri pensieri.
Ho deciso di identificarlo come l'elemento più superficiale dell'inner, ma non per questo è semplice.

Se molti non controllano il proprio frame, significa semplicemente che molti non accedono nemmeno allo strato più superficiale del proprio inner game.


Convinzioni personali

Su questo livello c'è qualunque cosa abbiamo imparato autonomamente.
È solo il secondo livello perché, tutto sommato è abbastanza semplice da modificare.

Solitamente è composto da un misto di informazioni estemporanee (Rio de Janeiro è la capitale del Brasile) e da esperienze ripetute sporadicamente (se approccio una ragazza in discoteca, non mi risponderà).

È facilmente modificabile perché basta ricevere nuove informazioni (la capitale del Brasile non è Rio ma Brasilia) o tentare qualcosa in maniera diversa (riprovo a parlare con le ragazze in discoteca e alcune di loro ci stanno) per rendersi conto che ciò che credevamo era semplicemente inesatto.

La nuova informazione, a questo livello, attecchisce abbastanza facilmente.


Abitudini

Si passa ad un livello più profondo, e di conseguenza le strategie per modificarlo sono diverse.
Nelle abitudini rientrano tutte le nostre routine, tutto ciò che facciamo perché siamo abituati a farlo.

Il non fare sport è un'abitudine, così come lo sono il non provarci con chi ci piace, il fumo (con l'aggravante della dipendenza psicofisica), i pregiudizi dovuti all'esperienza passata (ho incontrato solo neri che hanno provato a rapinarmi) e così via.

L'abitudine si può modificare solo introducendo una nuova abitudine contraria e più funzionale alla nostra crescita.

Introdurla non è semplicissimo, perché inizialmente la vecchia abitudine tenterà di riportarci sui binari costruiti in passato (è molto più economico, a livello di energie mentali, continuare a fare ciò che siamo abituati a fare, anche se è qualcosa che ci ostacola).

È necessario esercitare una certa forza di volontà per abituarci nella nuova abitudine. Gli studi sul campo mostrano come siano necessari, in media, 21-25 giorni per introdurre una nuova abitudine, prima che questa si radichi nel nostro comportamento e prenda il posto di quella precedente (ma questo numero è estremamente variabile).

Chiaramente più l'abitudine precedente è radicata, più è lungo il periodo necessario a modificarla.


Convinzioni acquisite

A differenza di quelle personali, le convinzioni acquisite arrivano solitamente dalla nostra infanzia.
Durante la formazione, soprattutto nei primi anni di vita, acquisiamo indirettamente molte convinzioni.

Arrivano dai nostri genitori, dai nostri insegnanti, dai nostri amici e conoscenti.
È più difficile sradicarle perché non hanno una causa diretta, e non sono quindi conseguenza di una nostra esperienza personale.

Si modificano però allo stesso modo: facendo cose nuove, o facendo qualcosa in maniera nuova e diversa da quella precedente.

Se arrivo da una famiglia in cui mio padre criticava i neri e pensava che fossero tutti dei delinquenti, probabilmente avrò la sua stessa convinzione, acquisita da lui.
Per cambiarla, posso informarmi e scoprire, per esempio, molte persone nere che non sono delinquenti, o posso conoscerne personalmente e scoprire che sono brave persone.

Se sono convinto che sia giusto offrire da bere alle ragazze in discoteca per provarci perché ho sempre frequentato gente che faceva così, e di conseguenza l'ho sempre fatto anch'io, dovrò agire in maniera diversa, usando diverse strategie che mi mostrino come ciò che credevo giusto era in realtà solo una visione parziale e sbagliata della realtà.

Normalmente più remota nel mio passato è la convinzione, più dovrò lavorarci per modificarla.


Àncore

Al penultimo livello troviamo le àncore.
Un'ancora è un'esperienza del passato, relativa a qualcosa, che influenza il nostro comportamento nei confronti di quel qualcosa in maniera totale e irrazionale.

L'esperienza, solitamente, è di breve durata e di altissima intensità, e va a inserirsi nel nostro cervello come un bug di sistema, attivato da determinate condizioni esterne.

Sono estremamente pericolose perché, nella maggior parte dei casi, non ci ricordiamo nemmeno l'evento scatenante, sappiamo solo che qualcosa ci fa paura, o ci disgusta, o ci rende tristi.

Molte fobie arrivano da questo livello.
Chi ha paura dei cani, per esempio, potrebbe essere stato morso da un cane durante la sua infanzia.

Oggi magari non si ricorda nemmeno più di quell'evento, sa solo che i cani lo spaventano e ogni volta che ne vede uno si sente nervoso e vuole allontanarsi.

Modificare un'ancora è forse una delle cose più difficili, a livello di Inner Game.

Lo si può fare tramite àncore alternative, introdotte tramite esercizi di PNL e ipnosi.
Oppure trattando l'àncora come un'abitudine estremamente radicata e modificandola di conseguenza.


Bias Mentali

All'ultimo livello ho deciso di porre i Bias. Non sono modificabili. 

Ho paragonato l'IG al software, ma i Bias sono forse più vicini all'hardware: la nostra mente funziona così e basta.

L'unica cosa che si può fare, a questo livello, è imparare a riconoscere i bias, razionalizzarli, e agire di conseguenza tentando di escluderli dal ragionamento.

Non è facile e non è nemmeno sempre fattibile. In condizioni di emergenza tenderanno sempre a controllare il nostro ragionamento, perché quando la mente è in una condizione di stress elevato (come in caso di fight or flight) fa ricorso alla sua parte più antica, escludendo tutta la parte del cervello moderno.

Un modo per ridurre la loro influenza è anche, quindi, addestrare la nostra mente per ridurre i momenti in cui agisce sotto stress, tentando di normalizzarli e di interpretarli come situazioni normali.



Questi sono gli elementi che compongono l'inner game. 

È importante capire che quello che ho definito è solo un modello, non rappresenta la realtà nella sua complessità: ogni strato è intimamente interconnesso e influenza tutti gli altri.
Ma i modelli sono l'unico modo che abbiamo di rapportarci con la realtà, quindi tanto vale cercare di usare il più utile e funzionale.

Ho detto, prima, che l'IG è il software mentale che determina come reagiremo agli stimoli esterni.
Ma la chiave dell'Inner è, appunto, la reazione, non lo stimolo esterno.

Modificare gli stimoli esterni fa parte dell'Outer Game, del modo in cui fisicamente ci muoviamo nel mondo.

In una persona completamente inconsapevole dell'inner game, questo verrà controllato solo ed esclusivamente dal mondo esterno.

La persona media ha una parziale coscienza del proprio inner, quantomeno a livello intuitivo, ma poco controllo su di esso, che ancora una volta è influenzato pesantemente dall'esterno.

Il nostro compito, il compito di chiunque voglia seguire un cammino verso l'illuminazione (termine pericoloso, ma confido nel fatto che comprenderete che non mi riferisco a niente di spirituale o metafisico), è quello di lavorare per assumere il controllo del proprio inner game, e fare in modo che questo sia controllato il più possibile da noi e il meno possibile dall'esterno.

Per farlo è necessario prima di tutto comprendere quanto del nostro IG sia controllato dall'esterno, e poi agire su ogni livello che abbiamo visto per migliorarlo e renderlo più funzionale al nostro obiettivo.

Una realizzazione che mi ha aiutato moltissimo e che voglio condividere con voi è questa:

Ogni cosa ha il valore che noi le attribuiamo.

Tutto ciò che ci succede e che succede intorno a noi, ha valore negativo o positivo solo perché siamo noi a darglielo.
Lavorando su se stessi è possibile modificare questo valore, e di conseguenza “riprogrammarci” (sul lungo termine) in maniera da ottimizzare il nostro modo di rapportarci con il mondo.

Un esempio su tutti: la rabbia

La rabbia, nella quasi totalità dei casi quotidiani, è estremamente disfunzionale.

Arrabbiarci per qualcosa non solo non modifica l'evento, ma ci annebbia anche la mente impedendoci di trovare una soluzione, come in un circolo vizioso, che ci porta ad agire nella maniera peggiore per modificarlo.

Certo, non è possibile, e forse nemmeno auspicabile, demandare l'intero controllo del nostro inner game all'interno.

Ciò che succede all'esterno può e deve modificare quello che pensiamo, ma sono dell'idea che si debba cercare di limitare questa modifica allo State, lo stato.

Lo state è l'umore istantaneo.

Non c'è niente di male, ogni tanto, a essere un po' tristi.
Se tutti i miei amici vanno al mare e non ho soldi per andare con loro, è normale che io mi senta triste.
Ma devo limitare la tristezza al livello di State, non permettendogli di intaccare il mio Inner Game.

In questo modo, quando qualcosa ci rende tristi, il nostro Inner Game lavorerà per noi in modo da riportarci alla situazione di stasi.

Se i nostri amici vanno al mare, disperarci e convincerci che non valiamo niente perché noi non possiamo andarci, o che sono tutti degli stronzi perché non ci hanno pagato il viaggio è disfunzionale.
È la naturale conseguenza di un IG debole, e un IG debole lavora contro di noi.

Cosa fa invece un IG forte e funzionale?

Lavora per noi.

Se il nostro State è triste, fa in modo di modificare il nostro comportamento in maniera da evitare il ripetersi di quell'evento: trova qualcos'altro di divertente da fare, ci fa guadagnare dei soldi per poter andare con loro la prossima volta o trova altri amici.

Non è nemmeno corretto parlare solo di IG debole e forte.

Perché alle due categorie si deve aggiungere un altro elemento: la funzionalità o la disfunzionalità.

Un IG forte può essere anche disfunzionale. È il caso, per esempio, dei pessimisti cosmici, di chi si lamenta sempre.
Fateci caso, questa categoria di persone, normalmente non fa niente per modificare la propria condizione, anzi, sembra quasi che ci si trovi bene.

E, alla resa dei conti, è proprio così: il loro IG è forte ed è disfunzionale, negativo.

Il loro cervello funziona comunque per loro, come sempre. Solo che va verso una direzione sbagliata.
Quindi, lo stato di infelicità, l'incapacità a trovare lavoro, amici, amore, è il loro punto di stasi, quello in cui si trovano a proprio agio.

Ma, sapendo che è possibile modificare, hackerare il proprio inner game, non è meglio lavorare affinché la felicità sia il nostro livello di stasi?
In modo che il nostro cervello lavori per noi in maniera funzionale, che ci porti verso una condizione sempre migliore?

Ora sapete che è possibile, e avete anche qualche spunto sul come farlo.

Decidete voi qual è la direzione verso cui volete andare, insegnatelo alla vostra mente e lei vi porterà in quella direzione senza che voi dobbiate faticare.




Amnesiac
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#2
in genere usiamo solo il dieci per cento delle nostre capacita',il nostro cervello ha il restante novanta per cento pronto all'uso.
SE pensiamo ad Albert Einstein,quanta percentuale di cervello usava?
La cosa incredibile e' che usava solo l' 1% in piu' di tutte le altre persone.
E si sa quel che ha fatto.
Se noi usassimo solo lo 0.5% in piu' ...quante cose potrebbero migliorare?
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#3
Letto a tratti, like a prescindere

Il fatto che pochi siano consapevoli e attivi sul proprio ig, conferma la mia impressione che quasi tutto sia governato da outer game
O meglio, va ad aggiungere un punto di vista che spiega il perché

Interessante
Assolutamente da rileggere con calma e tutto
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#4
(08-11-2018, 12:42 )Nero256 Ha scritto: Letto a tratti, like a prescindere

Il fatto che pochi siano consapevoli e attivi sul proprio ig, conferma la mia impressione che quasi tutto sia governato da outer game
O meglio, va ad aggiungere un punto di vista che spiega il perché

Interessante
Assolutamente da rileggere con calma e tutto

Ultimamente mi sono imbarcato in una ricerca approfondita del mondo interiore. Il filone più interessante e fruttifero che ho trovato è quello riguardante le Abitudini. Dopo la lettura in doppia cifra di libri e in tripla di articoli riguardanti la questione, sono arrivato a verificare come ci sia una fondamentale unificazione di quanto avevo scritto qui e quanto avevo scritto nel post "la chiave delle 5S".

Devo riformulare il tutto per correggere inesattezze varie.

Sì, l'outer è incredibilmente più forte di quanto pensassi, ma anche l'inner e la possibilità di modificarlo (peraltro in maniera molto più semplice di quanto prevedessi qui, come sto sperimentando sulla mia pelle da mesi).
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#5
Non so di che libri e articoli parli

Ma se ricalcano the power of habit e il tedx sulla grinta ci sta un botto

Attendo curioso
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